LA TRAPPOLA DEL NON INVESTIRE E PENSARE AL BREVE TERMINE E STARE LIQUIDI, TROPPO LIQUIDI.

Confronta i migliori conti deposito 2019

Investire sui conti deposito è una buona idea piuttosto che stare liquidi e per gestire la parte tattica dei propri risparmi. Ma attenzione a guardare solo troppo al breve e a vincolarsi perché….

Nelle scuole e nei college statunitensi uno dei primi concetti base di educazione finanziaria che insegnano è quello che tenere i soldi in liquidità è sicuramente un modo certo per perdere nel tempo parte dei propri risparmi.

Non è un modo certo quello di perdere soldi se acquisti un immobile, delle obbligazioni e anche delle azioni, perché nel tempo le statistiche dicono che in base all’orizzonte temporale ci sono buone possibilità che tu possa realizzare un “gain” ovvero un guadagno. Certo si può anche perdere, ma le probabilità non sono al 100% a tuo sfavore come quando non si investe. Restare liquidi significa assistere comunque all’erosione del potere di acquisto dei nostri soldi.

In Italia questa consapevolezza “da buon padre di famiglia” in salsa americana non sembra esistere. Spesso tra molti nostri connazionali prevale il concetto opposto: tenere i soldi sul conto è “sicuro” mentre investirli è “rischioso”.
Le cose non stanno proprio in questo modo salvo naturalmente non si parli di investimenti sballati o aver seguito dei cattivi consigli contrari a qualsiasi sano principio di diversificazione o essere incappati in truffe.

Dieci milioni di lire con cui negli anni ’70 i nostri genitori o nonni acquistavano un appartamento se fossero stati lasciati sul conto per cinquant’anni equivarrebbero oggi a 5.164,5 euro ma non si può proprio dire che questo investimento sia stato “sicuro”. Tutt’altro. Solo per pareggiare l’erosione causata dall’inflazione 10 milioni di lire dovrebbero oggi essere diventati 170 milioni di lire (87.800 euro) per mantenere lo stesso potere di acquisto degli anni ’70 secondo i coefficienti di rivalutazione Istat.

Questo scenario per cui in cinquant’anni i soldi si sarebbero dovuti rivalutare del 1700% per mantenere lo stesso potere d’acquisto a causa di un’inflazione galoppante nell’ultimo mezzo secolo, oggi sembra lontanissimo. Siamo passati dall’inflazione alla deflazione (i prezzi dei beni e servizi scendono anziché aumentare) ma il fatto che sempre più banche in Europa (e in Germania lo stanno già facendo) stanno pensando di applicare tassi negativi a chi ha i soldi depositati sul conto fa capire com’è cambiata l’aria. Stare “cash” se non è questione tattica (un parcheggio di liquidità) ma strategica (una sosta pluriennale per paura di investire) è qualcosa di sempre più costoso.

Il conto deposito (cosa più furba rispetto al non investimento assoluto) può essere una prima soluzione per la gestione tattica della propria liquidità ma evidentemente non è molto sensata come scelta strategica. Un risparmiatore che nel 2008, attratto dai conti deposito offerti allora da Ing Bank (il famoso Conto Arancio che ha fatto da apripista nel settore) avesse investito da allora a oggi 100.000 euro con l’1,5% di rendimento netto medio, oggi avrebbe un capitale di 116.050 euro circa. Un affare? No, un gioco di rimessa: oggi ha poco di più degli stessi soldi che aveva nel 2008 considerando l’inflazione. Se gli stessi 100.000 euro fossero stati investiti nelle azioni mondiali sarebbero oggi più di 390.000 euro. Se i 100.000 euro iniziali fossero stati investiti in un paniere di obbligazioni governative europee oggi questo risparmiatore avrebbe un capitale di oltre 158.000 euro. Il confronto con i 116.000 che ha fruttato l’investimento nel conto deposito con i 100.000 euro parcheggiati e non investiti è abbastanza significativo. Naturalmente le performance passate non sono mai indicative dei risultati futuri ma il concetto è che guardare troppo al breve termine e non decidere di investire ha spesso un costo opportunità enorme che purtroppo molti risparmiatori non valutano adeguatamente. E purtroppo come insegna la finanza comportamentale tendiamo a ragionare (male) in termini temporali troppo brevi e questo ci spinge a fare un sacco di errori di valutazione.
E concentrarci solo su quanto ci è più vicino e trascurare gli oggetti più lontani è un difetto visivo che si chiama miopia.

Naturalmente è importante investire con metodo e nella nostra esperienza di consulenti finanziari indipendenti (SoldiExpert SCF è fra le prime società di consulenza finanziarie in Italia ad aver offerto consulenza senza conflitti d’interessi e su strategie trasparenti replicabili da qualsiasi investitore ) questo è naturalmente un altro aspetto cruciale e critico per molti che in realtà più che essere preoccupati dello stare “liquidi”  temono i consigli in conflitto d’interesse.
Ma fortunatamente in Italia (anche dal punto di vista normativo) c’è la possibilità di rivolgersi a consulenti finanziari indipendenti veri (e questi sono esclusivamente i consulenti finanziari autonomi e le SCF) che non sono naturalmente coloro che lavorano come agenti di banche e reti. I consulenti indipendenti a differenza dei consulenti abilitati all’offerta fuori sede che lavorano per banche e reti di vendita non sono pagati con retrocessioni sui prodotti consigliati ai clienti.

Il Rapporto 2019 della Consob sull’“Approccio alla finanza e agli investimenti delle famiglie italiane” rivela che l’80% dei risparmiatori italiani non sa che la propria banca e il proprio consulente finanziario ricevono una remunerazione sui prodotti che raccomandano ai propri clienti. L’Italia sconta una diseducazione finanziaria purtroppo assai diffusa e dove maggiore è la confusione sotto il cielo maggiori sono le rendite di posizione.

Maggiori dettagli: https://soldiexpert.com/

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