Pignoramento conto corrente cointestato

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Nel pignoramento di conto corrente cointestato può essere “bloccato” solo il 50% di quanto depositato, avendo disponibilità delle somme in eccesso se non si oppone il contestatario. Spesso il conto corrente bancario o postale è cointestato, per esempio fra coniugi oppure genitori anziani e figli per un aiuto nella gestione delle finanze.

In caso di pignoramento del conto corrente cointestato c’è un tetto massimo al pignoramento, anche per tutelare il contestatario che non era responsabile del debito. Vediamo le procedure e le forme di tutela.

Pignoramento conto cointestato: è possibile?

Chiunque vanti un credito che non trova soddisfazione nei termini convenuti può avviare la procedura di pignoramento dei beni del debitore, anche nel caso di un conto cointestato.
Tuttavia il codice civile è molto chiaro in questo caso, stabilendo che il creditore non possa aggredire le somme presenti nel loro complesso.

Infatti il disposto dell’articolo 1298 del codice civile che disciplina i rapporti interni fra contestatari di un conto corrente, in materia di credito, prevede che salvo prova contraria le somme depositate siano da ritenere suddivise in parti uguali.

Il pignoramento del conto corrente cointestato

Chiunque vanta un credito verso un altro soggetto insolvente può attivare la procedura di “pignoramento presso terzi”, anche se il conto è cointestato con altri. La regola generale prevede che si possa pignorare fino al 50% del denaro depositato, salvo i casi in cui sia lo Stato ad avere avviato le procedure di blocco delle somme a copertura del debito tramite l’Agenzia delle entrate-Riscossione.

In pratica dal momento della notifica dell’atto di pignoramento, la banca o la posta è tenuta a congelare le somme depositate da quel momento in poi a copertura del debito oggetto della procedura di pignoramento.

Tale notifica arriva ad esito di un preciso iter avviato dal creditore:

  • Notifica di un titolo esecutivo: Sentenza di primo grado, Decreto ingiuntivo, Avviso di accertamento immediatamente esecutivo, Cartella esattoriale per i debiti con il fisco;
  • Atto di precetto: di norma almeno 10 giorni prima dell’esecuzione forzata mediante ufficiale giudiziario, tranne rari casi di urgenza;
  • Atto di pignoramento: per ordinare alla banca oppure alla posta di non permettere al correntista di prelevare e/o trasferire le somme pignorate.

Tuttavia in casi particolari la somma oggetto di pignoramento può essere fino ad una volta e mezzo del debito, per coprire il surplus dei costi del procedimento.

Conto corrente pignorato ed i rapporti fra banca e correntisti

Le somme depositate che eccedono la quota pignorata sono liberamente utilizzabili dai correntisti, secondo la cosiddetta “solidarietà attiva”. Salvo prova contraria si presume che i contestatari di un conto bancario o postale siano titolari in parti uguali.

Ciò significa che la banca può pagare le somme non pignorate ad ogni contestatario che ne faccia richiesta, ma colui che non ha subito pignoramento può chiedere la restituzione delle somme che eccedono la quota del singolo.

Ad esempio se su un conto bancario cointestato a Tizio e Caio ci sono 10.000 euro e vengono pignorati 4000 euro a Tizio, quest’ultimo potrà disporre solo di ulteriori 1000 euro. Se Tizio dovesse prelevare 3000 euro, alla Caio potrebbe chiedere la restituzione di 2000 euro della propria quota.

Pignoramento su conto corrente da parte dell’Agenzia delle entrate-Riscossione
Quando un correntista vanta un debito verso lo Stato interviene l’Agenzia delle entrate-Riscossione (ex Equitalia), in qualità di agente della riscossione. Le regole sopra menzionate sul limite massimo pignorabile sono le stesse, ma nella maggior parte dei casi l’Agenzia può procedere al pignoramento senza bisogno dell’udienza in Tribunale per il conto corrente pignorato intestato ad un solo soggetto.

Nel caso di conto corrente cointestato si deve seguire la procedura ordinaria prevista dal codice di procedura civile, citando in giudizio il debitore in udienza di fronte al Giudice dell’esecuzione.

Consigli per tutelare il conto corrente da pignoramento

Taluni investono i propri denari in diamanti od altri beni rifugio, sperando di occultare le proprie ricchezze ai creditori ed al Fisco. L’anagrafe dei conti correnti di recente operatività in tutte le sue funzioni permette un maggiore controllo selettivo dei depositi secondo criteri selezionati di volta in volta, però alcune strategie aiutano a limitare l’aggressione dei creditori:

  • Ottenere un’apertura di credito (il cosiddetto “fido”) per mantenere il saldo del deposito al minimo ed usare le disponibilità del fido, potendo andare in rosso entro i limiti stabiliti. In caso di pignoramento la banca può chiedere il rientro delle somme;
  • Cointestare il conto corrente ad un familiare, perché la parte che si presume di quest’ultimo non verrà pignorata salvo prova contraria;
  • Aprire un conto corrente presso una banca differente da quella in cui è in atto il pignoramento del conto corrente cointestato, su cui far confluire i versamenti futuri;
  • Dimostrare che sul conto corrente pignorato sono accreditati solo pensioni o stipendi, perché non si può pignorare più di un quinto della pensione o dello stipendio della parte che eccede il minimo vitale (circa 500 euro).
  • Invocare l’abuso del diritto in caso di doppio pignoramento del conto corrente, che teoricamente non è vietato dalla norma per raggiungere il 100% del deposito pignorato.

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