Conviene tenere i soldi sul conto corrente?

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Gli italiani amano la liquidità, infatti la maggior parte dei risparmiatori tiene la gran parte della propria ricchezza finanziaria liquida sul conto corrente. Tale scelta presuppone dei costi sorprendenti. Ma quindi conviene tenere i soldi sul conto corrente? Quali sono i costi da affrontare?

Conto corrente postale o bancario: conviene tenere i soldi?

Se si decide di conservare la maggior parte dei propri averi nel conto è necessario valutare i seguenti aspetti.

1. Il rendimento sul conto corrente è vicino allo zero e inferiore dell’inflazione

Concretamente ciò significa che il risparmiatore ha un rendimento negativo, ossia una perdita di potere d’acquisto. I 1.000€ lasciati sul conto corrente, tra un anno non daranno la possibilità di acquistare gli stesse beni e servizi poiché il livello dei prezzi aumenterà leggermente.

2. Il conto corrente gode di un trattamento fiscale speciale,  solo se sotto i 5.000€

I conti correnti che dispongono di una giacenza media annua inferiore a 5.000€ non devono pagare l’imposta di bollo. Al contrario, se si oltrepassano i 5.000€ sarà necessario pagare l’imposta di bollo annua di 34,20€.

Tuttavia il peso fiscale diminuisce all’aumentare del capitale sul conto corrente. Quindi su un conto con giacenza media di 5.000€, i 34,20€ costituiscono quasi il 7 per mille del capitale.

3. Sulla liquidità grava anche un costo opportunità

Se non si lasciasse denaro sul conto, ma si investisse la cifra si avrebbe un rendimento maggiore nel medio periodo. E’ chiaro che non si può fare a meno del conto corrente tuttavia è fondamentale valutare se la liquidità lasciata sul conto sia funzionale a coprire le spese.

Conviene tenere i soldi sul conto corrente: quali sono le alternative disponibili?

Nonostante le remore generali, invece di congelare la propria liquidità sul conto corrente sarebbe preferibile investirla (sul mercato ci sono diverse opportunità disponibili) o vincolarla con un conto deposito.

Infatti, se il conto corrente fino a qualche anno fa poteva rappresentare, nell’immaginario collettivo, un porto sicuro in cui lasciare la propria liquidità, ora non è più così. Ma come mai non conviene tenere i soldi sul conto corrente?

  • i tassi d’interesse ai minimi storici non permettono alle banche di generare i margini caratteristici della loro attività di intermediazione;
  • i postumi della crisi finanziaria uniti a una lenta ripresa hanno inciso negativamente favorendo un incremento della massa di crediti deteriorati negli istituti;
  • la difficoltosa e lenta capacità di adattamento e di reattività alle innovazioni tecnologiche da parte delle banche.

In tale scenario, aumentare i costi dei servizi offerti ai correntisti costituisce una delle vie percorribili dalle banche per recuperare il denaro perso.

Quali sono i costi conto corrente?

Il conto corrente presuppone delle spese di gestione ben precise. Per capire quali sono i costi conto corrente annui è possibile consultare i fogli informativi riepilogativi, nello specifico la voce da visionare è l’ ISC, “Indicatore Sintetico di Costo”.

Il valore viene determinato dalla somma dei costi annuali, fissi e variabili, quantificati in base a sei profili tipo di clientela, ossia giovani, famiglie con bassa, media ed elevata operatività, pensionati con bassa e media operatività.Sicuramente tra i fattori da non sottovalutare vi sono:

  • l’inflazione che ha la capacità di erodere e ridurre nel tempo i risparmi tenuti sul conto corrente;
  • il possibile rischio“Bail-in”, la direttiva europea per la quale le banche in difficoltà non sono più salvate dai soldi pubblici ma dai privati azionisti, obbligazionisti e dai correntisti.

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